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Dai progetti giovani alle
politiche di comunità
nuovi tratti di un “new deal” della partecipazione giovanile vanno
ricercati nel rapporto tra protagonismo (espressività) giovanile e
politiche locali. Come? Prima di procedere con alcuni esempi, va fatta
una premessa più generale: bisogna riuscire a rompere il “circolo
vizioso delle politiche giovanili”, legato sia alla scarsità di risorse
economiche , che alla debolezza culturale e sociale degli interventi. Si
tratta di una doppia “valenza debole” che ha influito anche sulla
qualità delle proposte, consistite a volte nel semplice intrattenimento,
altre nell’offrire la partecipazione a qualche attività. Quindi vi è
sempre stato nella maggioranza dei casi una sorta di “assistenzialismo”
piuttosto che una proposta politica su ricerca e promozione di valori
forti o temi generatrici attuali (es. globalizzazione, lotta al
razzismo, prevenzione, pace, aids, Nord Sud del mondo, ecc.), piuttosto
che politiche dell’accesso (a diritti, alla casa, al credito, al lavoro,
ecc). Quindi temi deboli e poche risorse: è stato questo il circolo
vizioso delle politiche giovanili italiane. Ma non solo: oggi gli
interventi per i giovani sono spesso deboli anche perché monotematici
(si concentrano cioè su una cosa sola, es. Informagiovani, Centri di
Aggregazione, ecc.), mentre queste azioni devono diventare “plurime”,
con l’aiuto degli altri soggetti (es. associazionismo, scuole, famiglie,
ecc.). Allora è importante “la strategia delle connessioni”, in quanto
aumenta l’incidenza (e l’efficacia) dei progetti. Questo perché le
politiche giovanili di qualità sono quelle che permettono a tanti
soggetti della comunità di mettere in atto interventi di “qualità
condivisa” e che così portano a crescere i giovani in un ambiente di
qualità. “If you don’t networking, you don’t working” si usa dire.
Quindi non più interventi “low cost” per i giovani e non più politiche
per i giovani, ma dei giovani.
Gli enti locali allora, forti dell’adozione della “Carta europea di
partecipazione dei giovani”, potrebbero coraggiosamente scegliere
un’opzione culturale forte, passando da un progetto giovani ad un
progetto di comunità. Un esempio per tutti: pur puntando su un
intervento con i giovani, la forte tradizione dei Centri di Aggregazione
Giovanile sta producendo qualcosa di nuovo. Il Comune di Torino è
pioniere con il progetto “Periferie” avendo trasformato spazi comunali
senza più destinazione d’uso (in particolare scuole), in CAG aperti da
pomeriggio a notte e veri e propri laboratori musicali, espressivi e
culturali, di cui possono beneficiare tutta la comunità. Da segnalare
anche alcune nuove sperimentazioni in questo senso. In particolare il
modello di “Spazioper” messo a punto da Vedogiovane (coop. sociale di
Borgomanero). Sono spazi gestiti in convenzione con l’Amministrazione
comunale, pensati con all’interno un equobar, cioè un bar con i prodotti
del commercio equo e solidale , ma anche locali di qualità e biologici.
Spazi aperti da mattino a notte, veri e propri cantieri culturali
giovanili, dove l’espressività è di casa, in quanto offrono spazi per
mostre di giovani artisti, sale prove, skate park, campi di calcio a 5,
concerti, incontri, dj set, jam musicali, teatro, cinema, video,
tecnologie digitali. Quindi un unico spazio che offre più servizi, ma
molto calato nelle comunità locali in quanto frequentato non solo da
giovani, ma anche da adulti, anziani, famiglie e bambini (soprattutto là
dove questi spazi sono all’interno dei parchi delle città e lì vengono
organizzati i Centri estivi).
Ciò significa, in ottica di risorse, poter attingere anche da altri
capitoli del bilancio, ma soprattutto creare luoghi che generano
risorse. E da un duplice punto di vista. In primis perché i vari servizi
(sale prove, calcio a 5 e soprattutto equobar) prevedono prezzi che,
seppur politici, permetto il sostegno a chi lì lavora. Ed in secondo
luogo perché questi spazi giovanili polarizzano energie, passioni ed
impegno. Ciò significa potersi avvantaggiare di un “effetto
moltiplicatore” che è prodotto dalla partecipazione dei giovani a queste
strutture, effetto che si rivela particolarmente significativo poiché
incoraggia i giovani ad esercitare i loro diritti di cittadinanza
attiva. Non solo: è un impegno che se dovesse essere valutato
economicamente per il lavoro diretto, o in termini di oneri figurativi o
per le “economie da contatto”, probabilmente si evidenzierebbe che per
ogni euro investito dalla Pubblica Amministrazione per i giovani, se ne
valorizzano almeno due. Inoltre si darebbe vita ad una leva che porta
nel tempo una serie di risultati positivi inattesi dovuti sia a
richieste di possibili riproduzioni dell’azione al di fuori delle
attività presentate dal progetto; sia ad estensioni di parti, che azioni
nuove e sperimentali che da questi volani possano essere avviate. E poi
in questi ambiti i giovani si sperimentano, acquisendo abilità pro
sociali, sviluppando un’attitudine al lavoro, acquisendo elementi di
imprenditività e, come già detto, diventando cittadini attivi.
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