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La partecipazione
giovanile oggi
(di Giovanni Campagnoli e Nadia
Trabucchi)
e è vero che vi è stato un
alternarsi di fasi cicliche nella partecipazione e nell’impegno
pubblico, oggi si può registrare che non vi è stato solo questo,
bensì che alcune trasformazioni emerse in questo periodo sono di
carattere strutturale, destinate a durare, più che episodi
legati ad una fase. Alcune trasformazioni sono davvero
interessanti.
La prima è la crisi dei grandi soggetti collettivi, attori della
rappresentanza sociale. Si tratta di un passaggio da un sistema
composto da pochi, grandi e stabili attori sociali, ad uno
frammentato, in cui operano gruppi più piccoli e fluidi. Quali
le cause all’origine di questa trasformazione?
La prima è la crescita del benessere materiale che ha ridotto la
dipendenza dal bisogno permettendo un allargamento dei temi
attorno a cui i gruppi si formano e si mobilitano.
Un secondo vettore di mutamento è la crescita nei livelli medi
di scolarità. La diffusione dell’istruzione ha aumentato il
desiderio e la capacità degli individui di scegliere in prima
persona.
Il terzo è lo sviluppo dei mezzi di comunicazione di massa che,
divenuti facilmente accessibili, hanno accresciuto le dimensioni
dell’offerta culturale, producendo una società che ampia
radicalmente le possibilità di scelta da parte dell’individuo
dei riferimenti che alimentano l’identità. Norme e valori
perdono quelle caratteristiche di naturalità e oggettività che
derivano dal legame con gruppi sociali stabili. Il risultato è
una crescita della individualità, ma anche della fluidità e
contingenza del sociale.
Per l’individuo la disponibilità, e così la scelta di
riferimenti culturali, viene a separarsi dalle relazioni fondate
su una comune appartenenza sociale. La persona è in grado di
soddisfare il proprio bisogno di modelli e significati, può
costruire e alimentare la propria identità, anche al di fuori
delle relazioni fissate da una stabile condizione sociale, di
natura economica o di altro tipo. Ne deriva un aumento della
contingenza dei gruppi sociali che oggi tendono ad individuare
insieme fluidi di persone riunite dal fatto di “pensare allo
stesso modo”.
Di qui la comparsa di tematiche nuove, nuovi ambiti di
aggregazione, nuove ideologie, nuove forme di azione collettiva
in quel processo che è stato definito di frammentazione sociale.
Il risultato di questo processo può essere una complessiva
diminuzione della partecipazione sociale, ma può essere anche
una partecipazione che è diventata meno visibile, perché oggi
tende a frammentarsi, a disperdersi in tanti piccoli rivoli. Se
è così, più che di riflusso bisognerebbe parlare di una
trasformazione qualitativa della partecipazione.
In realtà, fino al 2000, non si può negare anche l’esistenza di
una caduta complessiva della mobilitazione sociale, che è
ripresa in occasione delle grandi manifestazioni nazionali e
mondiali sui grandi temi (primarie, funerali del papa, concerto
del 1 maggio a Roma o le grandi manifestazioni sindacali sul
lavoro, o il Global Forum a Firenze, o il giubileo dei giovani o
il G8 a Genova) e ciò segnalerebbe un bisogno di “agganciarsi a
qualcosa di grande”, che dia valore e riconoscimento.
L’accelerazione nella crescita del pluralismo può però aver
portato con sé anche forme di partecipazione che sono diventate
più difficili da individuare.
A fianco di questa prima ipotesi di lettura del mutamento ne
esiste un’altra più drastica che si può definire
dell’individualismo radicale. Anch’essa ha come punto di
partenza il riconoscimento di una crescita degli spazi a
disposizione dell’individualità, crescita interpretata come
“fine del sociale”.
Oggi l’individuo appare sempre più solo nella scelta tra una
grande varietà di modelli. La costruzione dell’identità
personale risulta sempre più un processo problematico, frutto di
contingenti scelte individuali, sempre meno invece è il
risultato automaticamente prodotto da gruppi e appartenenze
sociali.
Questa ipotesi ritiene che i gruppi sociali siano a rischio di
scomparsa (perlomeno quei gruppi che fanno riferimento alla
presenza fisica di persone), di cui l’individuo ha meno bisogno
perché ha a disposizione altre vie, più ricche e meno faticose,
per alimentare il proprio mondo interiore.
Tab. 1: dati di sintesi inerenti
la partecipazione giovanile (Indagine IARD 2000)
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Indagine Iard 2000 (campione nazionale di 2.500 giovani
tra i 15-34 anni)
Partecipazione:
- nei tre mesi precedenti la ricerca, solo il 10% degli
intervistati ha svolto attività di volontariato;
- crollo della partecipazione in tutti i campi, scuola,
lavoro, ambiente, pace, eccetto che per i problemi locali.
Atteggiamenti verso la politica:
- si alza la quota dei disgustati, mai così alta (26.5%);
- non si è abbassata la % di chi è impegnato, ma i giovani
meno leggono e più lasciano fare a altri;
- autocollocazione destra-sinistra: molti rifiuti a usare
la scala.
Preferenze elettorali:
- voto medio assegnato ai partiti è 3,4 punti su 10;
- attraverso uno studio sui valori etici di Destra e
Sinistra, emergono valori contrapposti, i valori degli uni
sono i disvalori degli altri, il 43% non prende posizione.
Valori post-materialistici:
data la distinzione tra valori post-materialistici
(libertà e partecipazione) e materialistici (benessere e
sicurezza), crescono i secondi.
Fiducia:
due tipi di fiducia: personale che nasce dalla conoscenza
diretta dell’altro e impersonale rivolta non a singoli, ma
ad istituzioni, gruppi. Nell’indagine su quest’ultima,
considerata base per il capitale sociale, emerge che in
Italia vi è il più basso grado di fiducia nelle
istituzioni rispetto agli altri Paesi d’Europa, mentre si
ha più fiducia di altri paesi in istituzioni
extra-nazionali.
La fiducia è collegata a:
- soddisfazione di sé;
- soddisfazione delle proprie relazioni;
- fiducia nelle altre persone.
L’aumento dell’età tende a generare scetticismo
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