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I nuovi strumenti della
partecipazione
(di Giovanni Campagnoli)
er
corrispondere a queste forme, gli strumenti di lavoro allora
sono:
- l’informazione, considerata “elemento chiave della
partecipazione e diritto d’accesso rispetto alle possibilità
offerte e sui temi che riguardano i giovani, nonché strumento
utile all’effettiva partecipazione dei giovani. Si tratta quindi
di un “continuum” tra queste due dimensioni che autoalimentano
un circolo virtuoso in questo modo: “informazione motore di
partecipazione e partecipazione che produce informazione”.
Questo lavoro fa riferimento alla diffusione dei centri di
informazione per i giovani;
- la formazione, va sviluppata la formazione dei giovani in
materia di partecipazione, fornendo dei sussidi ed una
formazione nel campo della partecipazione dei giovani,
dell’educazione ai diritti dell’uomo e dell’insegnamento
informale. Inoltre, va garantita una formazione e un appoggio
alla partecipazione dei giovani alla vita associativa e alla
vita della loro comunità favorendo: una formazione professionale
per la pratica della partecipazione dei giovani, rivolta agli
insegnanti e agli operatori che lavorano a contatto con la
gioventù; ogni forma di partecipazione degli allievi a scuola;
dei programmi di istruzione civica nelle scuole; un’educazione
per gruppi di giovani in situazioni simili, fornendo i locali e
i mezzi e favorendo gli scambi di buone pratiche.
- le nuove tecnologie e la comunicazione: significa riuscire a
soddisfare le esigenze espresse dai giovani promovendo
opportunità generanti processi di partecipazione, a partire dal
coinvolgere i giovani nell’elaborazione di queste informazioni e
nella gestione di strumenti di comunicazione (es. web, fanzine,
programmi radio, tv, giornali, mms, sms, reti, ecc.), eventi
pubblici (es. teatri, concerti, cineforum, arti digitali, ecc.),
percorsi di prevenzione, informazione su diritti, pari
opportunità, sessualità, sviluppo sostenibile, scambi, habitat,
lotta al razzismo ed alla discriminazione;
- il volontariato, va sostenuta e favorita la partecipazione dei
giovani a delle attività di volontariato, per esempio lanciando
delle campagne di informazione e di promozione;
- le ong, ed partiti, va promossa la partecipazione dei giovani
al sistema politico dei partiti, in generale, ed alle
organizzazioni non governative;
l’associazionismo giovanile, vanno sostenute le organizzazioni
giovanili che realizzano attività, forniscono dei servizi o
agiscono in quanto portavoce dei giovani all’interno della
comunità e ne difendono la causa, o si occupano di cause sociali
o locali;
- i microprogetti: vanno facilitate le realizzazioni di progetti
che partono dai giovani affiancandoli con operatori
professionali e facilitando l’accesso a dei sostegni finanziari,
materiali e tecnici, per arrivare a realizzazioni locali
vantaggiose per tutti e che possono aiutare i giovani a
sviluppare il loro senso di responsabilità e la loro autonomia e
a diventare dei protagonisti sociali;
- le “politiche settoriali” cioè gli interventi ed i principi
guida destinati agli enti locali sulle modalità di attuazione
delle politiche riguardanti la gioventù che dovrebbero adottare
per favorire l’effettiva partecipazione dei giovani. Si tratta
di 14 ambiti delle “politiche settoriali” rispetto ai quali vi è
la necessità di un’azione informativa per ognuno dei temi
trattati. Ciò a sottolineare l’importanza del binomio
“partecipazione/informazione”, considerata quest’ultima, quale
“elemento chiave della partecipazione e diritto d’accesso
rispetto alle possibilità offerte e sui temi che riguardano i
giovani”.
La vision che è a base di questa impostazione è che la
partecipazione è un “percorso permanente” e cardine della
democrazia. A tal fine vanno elaborati percorsi che avvicinino
progressivamente giovani ed istituzioni, in modo da favorire la
“cittadinanza attiva giovanile
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