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Nuove forme e significati
della partecipazione
(di Giovanni Campagnoli)
e
forme di partecipazione giovanile oggi non sono più solo quelle
tradizionali, ma ve ne sono di nuove e diverse. Ad esempio una
volta, parlando di
partecipazione, si sarebbero sicuramente usati anche altri tre
vocaboli quasi come sinonimi: appartenenza, militanza e
rappresentanza. Oggi invece va ridefinito il senso di questi
termini e così appartenenza oggi significa più una ricerca di
luoghi di espressione di sé, che non invece l’indossare una
“casacca” definitiva. Militanza oggi è più legata al cogliere
opportunità (di tipo “user”, dice lo Iard), tipo i grandi
movimenti e le grandi adunanze massmediatiche (es.
per le primarie, per i funerali del Papa, piuttosto che per il
concerto del 1 maggio a Roma o le grandi manifestazioni
sindacali sul lavoro, o il Global Forum a Firenze, o il giubileo
dei giovani o il G8 a Genova)
che spesso però poi producono poco sul territorio in termini di
impegno concreto. Rappresentanza: non sono certo le tradizionali
forme di rappresentanza ad avere oggi il favore dei giovani, a
partire da sindacati e partiti. In particolare questi ultimi
sono messi agli ultimi posti anche dagli Assessori alle
politiche giovanili quando devono ricercare soggetti del
territorio con cui coprogettare. Così quei pochi giovani nei
partiti o i movimenti giovanili dei partiti non sono risorsa
progettuale nemmeno per gli Amministratori locali. E questo la
dice lunga…Allora ecco le nuove forme, ancora caratterizzate da
elementi quali spazio e
presenza fisica, anche se con l'avvento delle nuove tecnologie
informatiche non è più solo così. Ma contemporaneamente (come
già) si registra anche il fenomeno
dei “movimenti”.
Nasce così il
concetto di
“partecipazione allargata”, che sottende forme e formule
diverse, originali e molteplici di partecipazione giovanile alla
vita della città, oltre all’associazionismo giovanile in senso
stretto ed al volontariato, che sono: la peer education, le leve
civiche, il partecipare ad attività sportive, il fare musica
insieme agli amici, suonare in una band, frequentare i centri di
aggregazione giovanile (oratori, centri sociali, Cag), fino alle
forme di espressione giovanile (graffiti e stikers ad esempio),
all’allestire piste di skate, ma anche e semplicemente
frequentare il gruppo informale di amici ed oggi, probabilmente,
il creare con le nuove tecnologie siti internet, il chattare,
l’uso di sms ed mms, il prendere parte ed eventi o movimenti,
essere coinvolti in microprogetti locali, ed in azioni
informative sul proprio ambito di impegno e/o di interesse.
Se queste sono le forme,
bisogna corrispondere con strumenti ed interventi che favoriscano la
partecipazione e l’associazionismo giovanile ed il suo rapportarsi con
l’ente pubblico perché così si permette l’incontro tra giovani ed
istituzioni, primo passo per conoscersi e co-costruire insieme un “pezzo
di città”.
In questi processi favorire la partecipazione significa sviluppare un più
alto grado di
relazionalità, di intensità dei legami, di livello di fiducia che si
costruisce in una comunità (cioè il “capitale sociale”, il cui accumulo
rende la città e l’individuo più sicuri perché più vivibili). Gli esiti di
questa sfida sono più alti livelli di fiducia tra le persone (giovani
stessi, ma anche giovani ed adulti), collante per la costruzione di
significativi legami sociali. Perché ciò avvenga è necessario che siano
garantiti spazi per ritrovarsi e scambiarsi idee, in cui il “clima” sia
buono e ci sia anche una dimensione di svago e di piacere, perché in
questi contesti possono emergere potenzialità, idee e risorse di chi vi
partecipa.
Questo “prendere parte” dei giovani ad attività e a progetti che li
interessano e che loro stessi organizzano è importante perché spesso è la
prima tappa di un processo che porterà i giovani a coinvolgersi
maggiormente nella vita della collettività, ivi compresa la vita politica.
Ma non solo: la partecipazione dei giovani non ha l’unica finalità di
formare dei cittadini attivi o di costruire una democrazia per il futuro.
Perché la partecipazione abbia un vero senso, è indispensabile che i
giovani possano esercitare fin da ora un’influenza sulle decisioni e sulle
attività, e non unicamente ad uno stadio ulteriore della loro vita.
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