LA PARTECIPAZIONE DEI GIOVANI

 

La partecipazione come presupposto di democrazia

(di Giovanni Campagnoli e Nadia Trabucchi)

 

ggi ci si trova di fronte ad una realtà giovanile che evidenzia una distanza tra giovani e istituzioni e una sfiducia tra giovani e mondo adulto (politici, sindacati, giornalisti, ecc.). Come ridurre questa distanza? Sono gli stessi giovani a suggerire alcune riflessioni in merito: infatti nel Libro Bianco per la Gioventù , frutto di un’ampia consultazione tra giovani di tutta Europa, si sono approfonditi sei temi inerenti la partecipazione, che sono:

I. Una rivendicazione chiaramente espressa
Vi è la volontà dei giovani di partecipare attivamente alla società in cui vivono ed è infondata l’opinione secondo cui sarebbero poco interessati e poco impegnati. Ritengono che non vengano dati loro né i mezzi finanziari, né le informazioni o la formazione che consentirebbe loro di svolgere un ruolo più attivo.
Il divario tra aspettative e realtà spiega l’auspicio e il bisogno di rafforzare la partecipazione.

II. Un concetto globale, un diritto universale, molteplici realizzazioni pratiche
I giovani rivendicano il diritto di parola in tutti gli aspetti della loro vita quotidiana come la famiglia, la scuola, il lavoro, le attività di gruppo, il quartiere, ecc.; in questo modo, però, guardano in modo più ampio anche alle questioni economiche, sociali e politiche.
L’interesse dei giovani non si limita alle questioni locali, ma abbraccia anche la regione, il Paese, l’Europa e il mondo. La scommessa è puntare quindi su una partecipazione ed una cittadinanza attiva dei giovani, nel senso che la partecipazione non può essere limitata alla sola consultazione e ancor meno a sondaggi d’opinione, ma deve includere i giovani nel processo decisionale.

III. La partecipazione dei giovani: un processo di apprendimento
Come presupposto alla partecipazione, i giovani devono acquisire o sviluppare delle competenze. Si tratta di un processo graduale di apprendimento, che comincia nel loro ambiente di vita (scuola, quartiere, comune, centro giovanile, associazione) e che consente di realizzare mutamenti concreti, visibili e controllabili dai giovani stessi, diventando parte integrante del processo decisionale.

IV. Partecipare? Sì, … ma come?
I giovani giudicano insufficienti gli attuali meccanismi di partecipazione. Diffidano di alcune forme di democrazia rappresentativa, privilegiando un impegno di prossimità, più diretto e immediato, tra cui quello nelle organizzazioni giovanili più o meno istituzionalizzate per rispondere di più alle aspettative di una parte dei giovani favorendo approcci innovativi che consentano una maggiore apertura.

V. Partecipazione reale contro partecipazione simbolica
I giovani rifiutano le forme di partecipazione puramente simboliche.

VI. Le condizioni della partecipazione
L’istituzione di un quadro giuridico è considerata dai giovani come una delle condizioni necessarie per sviluppare una partecipazione reale, che deve prevedere aiuti alle strutture e si deve reggere sul principio di educazione alla democrazia. Le organizzazioni giovanili chiedono inoltre che siano incoraggiate tutte le forme di partecipazione, già esistenti o nuove. Sono necessari più mezzi in termini di tempo e di denaro, occorre esaminare le difficoltà specifiche di accesso (di carattere sociale, culturale, fisico, mentale, ecc.) e deve essere prevista per tutti un’educazione civica.
Infine le organizzazioni insistono affinché le opinioni e i contributi dei giovani si concretizzino in decisioni da comunicare poi ai giovani stessi.
In un tale contesto, secondo le organizzazioni, si potrebbero definire i principi, le norme e gli obblighi legati all’età in cui si usufruisce del diritto di voto e di eleggibilità (compresa la questione dell’abbassamento di tale soglia), l’estensione del diritto (agli immigrati, ad esempio), o ancora l’introduzione di un’educazione alla cittadinanza attiva.
Corollario indispensabile allo sviluppo di questa cittadinanza attiva è quello dell’informazione che è un ambito da cui i giovani si attendono molto: consapevoli che i campi da coprire sono ampi (occupazione, condizioni di lavoro, alloggi, studi, salute ecc.) e che vanno al di là di un’informazione sui programmi comunitari, le loro aspettative vertono in primo luogo sul riconoscimento del fatto che c’è un bisogno da soddisfare. I giovani hanno anche molto insistito sul rispetto del principio di parità d’accesso, di prossimità e di norme etiche elevate. Inoltre si è posto l’accento sull’importanza di un’informazione “dal volto umano” che associ i giovani sia nell’elaborazione dei contenuti che nella loro diffusione.

VII. L'indissolubilità del binomio informazione e partecipazione
L'obiettivo dell’azione europea non deve mirare a moltiplicare le strutture, i canali e la quantità di informazioni già disponibili, deve invece fare un salto di qualità in materia di informazioni destinate ai giovani.
Tutte le azioni di informazione devono fondarsi sui seguenti principi:
- il riconoscimento esplicito di una reale necessità di informazione e quindi l’elaborazione di una strategia coordinata per l’informazione dei giovani;
- le pari opportunità dinanzi all’informazione;
- l’accesso gratuito a tutte le forme di informazioni pratiche;
- la vicinanza, la flessibilità, una comunicazione dal volto umano;
- l’ottemperanza a norme etiche elevate;
- la partecipazione dei giovani alla definizione e all’attuazione degli strumenti di comunicazione che li riguardano, ovvero al loro sviluppo.
L’azione di informazione e di comunicazione per i giovani deve fondarsi su tre linee direttrici:
- contenuto dell’informazione diffusa: deve essere incanalato in funzione delle aspettative dei giovani;
- strumenti e canali volti a diffondere le informazioni: devono essere di agevole accesso, facili da usare e raggiungere i giovani dove si trovano veramente (primariamente negli istituti scolastici, ma anche nei quartieri e per le strade);
- questi strumenti e canali si devono intersecare (lavoro di rete).
È la partecipazione il prerequisito che rende possibile incontri tra giovani e istituzioni, che significa poi anche tra giovani e adulti, quindi tra generazioni diverse. Questo incontro deve essere pensato, sia in termini di tempi che di strumenti, sia rispetto a modalità che a spazi, sottolineando comunque che il luogo principale deve essere la città, la polis, che deve voler progettare per e con i giovani.