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La partecipazione
allargata
(di Giovanni Campagnoli e Nadia
Trabucchi)
a partecipazione giovanile non si
limita al rapporto giovani-istituzioni, ma vanno considerate
tutte le forme in cui si esprime. Cioè esiste oggi un concetto
di “partecipazione allargata”, che sottende forme diverse ed
originali, tra cui, ultima, quelle dei “movimenti”. Se uno degli
aspetti positivi di queste forme è la presa di coscienza della
necessità di rivedere alcune modalità ed assetti della nostra
società, rimandando quindi a “soluzioni politiche”, è vero anche
che i moti partecipativi di oggi sono senz’altro più vasti della
stessa partecipazione politica. La crisi della partecipazione si
risolve individuandone i virus, cioè quegli elementi che ne
impediscono l’attuazione (vedi più avanti).
Il gruppo è il luogo per eccellenza di mediazione fra individuo
e società, ma oggi la gruppalità vive una fase di forte
“sovraccarico”, in quanto investita di più problemi, rispetto a
quanti ne possa realmente digerire . Ciò determina una pressione
che può sfociare anche nella cosiddetta “aggressività di gruppo”
(il “branco”).
Ma c’è invece bisogno che il gruppo regga, che faccia
un’operazione clinica, di analisi, che rifletta, mentre spesso
il gruppo non riesce più ad essere un luogo di rielaborazione.
Allora sono le diverse e plurime situazioni partecipative che
l’individuo vive ad aiutarlo a riposizionarsi. E partecipare
significa vivere tutte le esperienze che aiutano a ricollocarsi.
È un’idea di partecipazione molto più ampia, tanto che sono
individuabili alcuni “gradini” della partecipazione. Infatti:
1. c’è partecipazione quando c’è relazione tra adulti e giovani,
fra generazioni. Si pensi al fare l’amore come metafora della
partecipazione. Partecipazione è esserci nelle cose che si
fanno, dandogli senso…ed essere poi soddisfatti. Non c’è
partecipazione quando non si è nelle cose che si stanno facendo.
Partecipazione dunque è relazione intergenerazionale, in cui chi
è coinvolto è presente a sé stesso. Nella relazione tra
generazioni, l’adulto è la storia dell’uomo che si fa presente,
qui ed ora. L’opposto della partecipazione è allora la
scissione;
2. aiuta la partecipazione ogni azione che implica uscita dalla
vita quotidiana. Frequentando mondi di significati diversi dalla
quotidianità è possibile riposizionasi, trovare nuove
interpretazioni di senso. Ecco che la musica, un viaggio, una
festa, fare l’amore…sono azioni di partecipazione, nelle quali è
possibile uscire e prendere delle distanze dalla vita quotidiana
e realizzare poi una scoperta, un apprendimento. Una
precondizione è che l’uscita dal quotidiano debba essere gestita
bene e perché lo sia è molto importante l’elaborazione
culturale. Ma anche elaborare idee permette di riposizionarsi,
anche se oggi sembra non se ne elaborino più molte…;
3. c’è partecipazione quando si arriva a chiedersi cosa se ne fa
dell’altro, perché realizzando l’altro si realizza sé stessi. La
sfida è superare la scissione e questo avviene quando si ha cura
dell’insieme. Così la comprensione dell’altro mette in
discussione l’individualismo. E sono innumerevoli i microluoghi
dove si incontra l’altro;
4. c’è partecipazione quando ci si unisce ad altri per risolvere
un problema, provando a condividerlo, formando così delle
gruppalità e partecipando a più gruppi; ma anche un certo modo
di consumare non è fruire, ma partecipare. Per esempio in un
Progetto giovani, si possono organizzare attività con pochi
giovani e poi ne fruiscono molti altri. Anche questi “molti”
partecipano, se l’iniziativa è occasione per dare senso al
quotidiano;
5. va riscoperta la politica, il mettersi insieme per risolvere
i problemi della comunità locale.
Riprendendo ciò che è stato detto all’inizio, è importante
individuare i virus, cioè tutto quello che potrebbe ostacolare
la partecipazione, intesa come uscita dai vincoli e
dall’isolamento. Si tratta dell’ansia eccessiva,
dell’egocentrismo (che non è detto che sia egoismo, ma è una
forte centratura su di sé), della “tribù”, del pensiero
semplificato, dell’espertismo (per cui per ogni problema c’è un
esperto che dà la soluzione), dell’incertezza e dell’insicurezza
dell’oggi. Ed è a fronte della complessità che è possibile
prendersi un virus.
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